Medea - Storie d'amore e di sterminio
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Disgustata dalle loro bocche
Disgustata dalle loro bocche,
bocche come mattatoi,
come vortici.
Denti come ghigliottine,
aliti fetidi di morte.
Sento
urla infernali
provenire dalle gole.
Non posso guardarle.
Mi parlano e devo voltare lo sguardo.
Inorridita dalle loro mani,
spaventevoli,
mi ritraggo.
Così che nessuno osa toccarmi mai.
Nauseata dalle loro forme
abbondanti, ridondanti
corpi vacillanti,
cimiteri barcollanti.
Perseguitata dalle loro risa,
soffocata dalla loro vita.
Uomini e donne
senza grazia alcuna.
Senza poesia
senza più l'amore.
L'anima, dispersa.
Le pance gravide
sinistre minacce
presagi di angosce future.
E vorrei
distruggere le culle,
spezzare le schiene degli uomini,
strappare gli uteri
e gettarli tra i rovi.
E' dolce vegliarti la notte
E' dolce vegliarti la notte
accanto a te, distesa,
sentire arrivare il mattino
senza avere dormito mai.
Guardarti, abbandonato
ignaro
il corpo nudo, svelato.
Perché tu puoi riposare,
tu non bruci come me.
Tu puoi mangiare e bere
puoi respirare,
tu non consumi come me.
Il tuo amore è alito di vento.
Il mio amore è acqua che scorre,
e preme e spinge e tutto travolge.
Il mio amore è fuoco che avvampa,
e devasta ed uccide e tutto divora.
Il mio amore è tempesta,
è vento imperioso che scompiglia i capelli
e mi rende bellissima.
Il tuo amore è una brezza leggera.
Ed invento
farfalle con le mani
che ti danzino intorno,
ed evoco canti di uccelli
perché il tuo risveglio sia dolce.
E ti guardo perché
sia il mio sguardo a svegliarti.
E leggerò nei tuoi occhi lo stupore,
di tutto l'amore
per tutto l'amore.
Sei andato con le mani
Sei andato con le mani
a scavare nel silenzio,
a cercare la musica che c'era.
Giaceva sepolta,
generata con le mie parole,
sola, viva, perfetta e nuda.
E attendeva.
La tua anima.
Per potersi, finalmente, svelare.
Regina dei gatti
Regina dei gatti,
intorno a me gatti
ammaliati e sicuri.
Gatti mi chiedono un po' di più,
del mio amore.
L'amore intenso.
I baci infiniti,
e piccoli morsi,
e sguardi, e incontri sensuali.
Le mani che sanno, da sempre,
il loro piacere.
Silvestro cammina basso
per non farsi vedere.
Piedini bianchi, la coda diritta.
Cip il mio re. Il mio amante.
Gatto superbo.
Reclama il suo ruolo divino.
Pretende da me amore esclusivo.
Poi si gira e mi fa "miao"
come solo lui sa farmi "miao",
e sono già sua,
ci diamo i baci di tutti gli amanti del mondo.
Mi corre incontro
perché non resiste,
e mi guarda con gli occhi dell'amore.
Gatti mi scorrono nelle vene
gatti sotto la pelle, negli occhi.
Nella pancia piccoli sogni di gatto,
sbadigli di gatto al risveglio.
E passeggiano su di me,
si allungano su di me.
E per dormire vogliono il mio odore.
Gatti neri, occhi gialli
mi trapassano il ventre, di notte,
e sono dentro e fuori,
e sono tutta intorno.
Li annuso e li riconosco.
E ogni volta li amo di più.
Gatti seduti, dormienti, nell'anima.
Sogno un mondo fatto come i gatti.
Perfetto.
Senza più umani.
Seguo percorsi
Seguo percorsi
che conducono alla mia anima.
Come fili di ragnatela
sottili, fragili.
Creazioni di un ragno magnifico
che sa già tutto
da sempre.
Un giorno ho cercato
dentro di me,
semplice,
come l'invenzione di un genio.
Dopo tanto errare e vagare.
Scavare al centro
sempre più dentro
lavare ciò che è superfluo.
E ascoltare.
L'amore e il dolore
che scaturivano piano, forte.
Lasciarli sgorgare
forte, più forte.
Investita dall'amore,
travolta dal dolore.
Senza più difese
senza più barriere.
Nuova.
Seguire con le dita
i fili di ragnatela.
In fondo, la mia anima
luce palpitante.
E' sempre stata lì,
come rattrappita,
ma viva.
Desiderio di te
Desiderio di te.
Di prendere tra le mani
la tua anima.
Arrivare in fondo al tuo dolore
lavare le ferite con le mani.
Entrare dentro, in fondo,
sedermi ad ascoltare i tuoi lamenti.
E gridare, piano,
dondolando,
come in una danza
con suoni che arrivano da dentro
spettrali, animali.
Suoni disumani.
Ascoltare le tue grida
le urla terrificanti
il dolore
di chi è già stato all'inferno ed è tornato.
Dondolando
piango e mi strazio
e bacio la tua anima
e bevo la tua anima.
Scende a volte
Scende a volte
su di me, la poesia.
Inspiegabilmente.
Come fossi
incontaminata.
Mi pervade
e parlo, parole di rugiada
e danzo, col volo degli uccelli
e rido.
Incoscientemente.
Come mi fosse consentito, ridere.
E ancheggio.
Emano.
L'amore.
Dolce come di zucchero e malto
contamino l'aria
intorno.
Irragionevolmente.
Come se umani, potessero,
per un istante
sentire.
E sogno.
Leonessa nel branco
molle, sinuosa.
I sensi più attenti.
Mi sdraio nel sole.
Annuso l'andare del vento.
E attendo.
Il maschio più fiero
il più audace
il più forte.
Catturato dal mio odore.
Ingannevolmente.
Come fossi feconda.
Mi chiamo Fish
Mi chiamo Fish.
Sono un pesce.
Sono del colore di un guizzo.
Come quando la luce si scontra con le mie squame d'argento, è un istante, è un bagliore.
Vivo nell'oceano profondo.
Con il mio corpo sinuoso posso attraversare tutto il mare.
Movimenti lenti.
Nuoto, e nuoto. E penso, e penso.
Pensieri grevi, come questo mare.
Quando sei un pesce pensi molto.
Come le creature dell'aria. Siamo speciali.
Liberi dalla terra e dalla sua limitatezza, ci muoviamo in un fluido tridimensionale.
Animali privilegiati.
Voliamo nell'acqua come uccelli nell'aria.
Condividiamo uno stesso destino. Libertà estrema ed estremo dolore.
Quando tutto ciò che hai ti viene sottratto.
Privati del fluido vitale.
Sono un pesce, e come un pesce penso molto.
Come tutti i pesci ho l'aria stupita.
Occhi tondi, sbarrati, la bocca all'ingiù.
Non è un fatto casuale.
Stanno intaccando il fluido. Il mio spazio vitale.
Lo sento greve, untuoso, più denso, più scuro.
Depauperato.
La vita rarefatta, più grigio.
Sono un pesce, e come un pesce viaggio molto.
Viaggio in questo fluido-pianeta.
Riconosco gli uccelli nell'aria, sono come specchi.
Li vedo, volare, più rari, più stanchi.
Gli occhi tondi, stupiti, il becco all'ingiù.
Creature portatrici di morte là fuori stanno gettando veleno nel mare.
Creature infernali. Realizzano piani diabolici. Senza fermarsi mai.
Sono un pesce, e come un pesce cerco le risposte.
E nuoto, e bevo l'acqua salata del mare, più scura e più mortale.
Sono un pesce, e come un pesce comprendo più a fondo.
Appartengo ad un tutto.
Mi hai restituito le mie parole
Mi hai restituito le mie parole.
Come dopo un sortilegio.
Magiche.
Incredula, le ascolto.
Come nuove, come mai udite prima.
Sto seduta e le vedo volare
e sento la tua anima che mi sfiora.
