Clyde Maybe - Naufrago
< < Torna alla collana "Poesia in musica"
Si salpa per nuovi spettacoli
Il mimo è una maschera
vuota
che cammina nell'erba
è il grido del mimo
quello che senti
è l'urlo che vuole
uscir di prigione
per vedere una stella danzare
è il grido del mimo quello che sentirai
è un'eco lontana
di Panteismo e dolore
è il silenzio che sente
l'animale che muore
Il mimo è una maschera
vuota
che cammina nell'erba
Si apre la strada del tempo
Pazienza
E questa via
Che ancora non c'è
Rompe ogni argine
Levandosi nel vuoto
Porta con se annegati e salvati
Naufraghi di relitti
Vivono di speranze
E centinaia, centinaia di reti li incatenano
Scialuppe disperse offrono momenti di pause e bugie
Greche labbra salate svelano oracoli e sconosciute destinazioni
E' salpata la nave di incontro tra prosa e poesia
Il sacrificio umano ne è stato il varo
La nave non può fermarsi e contro qualcosa mi andrò a schiantare
Lo saprò solo allora
E' il mare in burrasca che vuole la vittima
I più curiosi si metteranno in viaggio
Non sono da solo
Chi la guida è un buffone
Qualche idiota superbo vorrebbe battezzarla con un nome
La banalità è l'aria che respiriamo
E' il mare delle nostre vene
E' indispensabile anche per i saggi
Per coloro cioè capaci di condurre il timone da soli
Il punto finale è lo stesso
Ma lo sanno un po' prima
Dimentica il sax che cantava il tuo volo
Dimentica il sax che cantava il tuo volo
Ti ho offerto un posto, un dialogo
"parlami di te e risparmierò fermate"
inghiottirò i resti dei tuoi sogni
brinderò con i tuoi errori
Abbandonato dolcezza
Da tutto ciò che ti ho donato
Dormi i tuoi sogni delusi
Chiudi ogni porta al tuo cielo di stelle
Dimentica la slitta di neve
Dimentica il sax che cantava il tuo volo
Guarda ora, come cupe e tristi
ghirlande di suoni
rompono l'armonia del piacere
nuove poesie orneranno il tragitto
smetterai di volare e fuggirai lontano
per me
è tutto più facile
non ho mai preso il volo
ma ogni tanto però
il mare è più calmo e lentamente
scivolo via
sono troppo pigro per rincorrerti
offrirò un posto a chiunque
vorrà
salirci
Non sempre si muore viaggiando
Le fermate intermedie hanno uno strano sapore
Chi viaggia conosce l'odore dei porti
Guardati in giro
Bar di puttane e richieste di vizi
Non sarai solo stanotte
Sfoga ogni coerenza nell'alcool
La tua compagna sarà
Il prezzo più basso
E' ora di alzarti e salire le scale
Svogliato abbandono gli occhiali
Non ne vale la pena
Non ne vale la pena
Non ne vale la pena
Ho anche perso il gioiello che ti volevo donare
Ero per strada
Infreddolito e vivace
Come immaginerai
Io stavo zitto e lo ascoltavo
Mi parlava di fari di auto
Che illuminavano gli angoli della maschera
Del silenzio
Non riuscivo a capire
Ma questo succede spesso
E non gli ho dato importanza
Sentii parlare di pensieri
Che non conoscevo
Ma che immaginavo
Ci misi tanto
Ma capii
Lo lasciai cadere salutandolo
Rotolò nell'asfalto
Non potei donartelo
Perché non era mai stato un regalo
Anche questo non è difficile
Da capire
Nostalgia di parole
Per descrivere un ideale
Mostrami bellezza
L'immagine della vanità e del peccato
Figure mortali recano doni
Al creato
Povere tombe dimenticate
Fumano segreti e incensi
Sento
Nei profondi vuoti dell'io
Il tocco leggero, funesto, irreale
Del tempo
Sento il sonno finzione
Che colpisce l'asceta
Pochi e soli sono gli attimi
In cui vivono i sensi
Comunque nascosti
Dalla paura
Lotteranno per trovare una via
Un giorno riderò dei miei sensi
Un giorno riderò di ogni scena rappresentata
E coprirò il ridicolo ruolo di comparsa
Smorfie oscene e volgari
Descrivono i contorni del pubblico
Offerte magnifiche per mascherare l'onta
Illustrazioni confinate diverranno suoni
Ora guardi distaccata il mio ruolo di amante prescelto
Non stiamo scopando
Ti stai masturbando
Ma mi racconterai i tuoi sogni
E ci sarò anch'io
Scuro, eccitato e deciso
Ci sarò ancora per poco ma ancora e ancora e
Ancora una volta
Quel poco
E' abbastanza per due
La festa del mare in burrasca
E' ora del thè
Ora che ballerine intoccabili
Ballino nude sulla sponda dell'anima
Tenute in palmo di mano invocheranno sesso
Con voci da sirene
Mezze donne mezze pesci
Mezze donne mezze reali
Ma la verità è ciò che permette un imbroglio
Suonerò di mille ninfee sbocciate in ritardo
E di possessive figure divine
Canterò di strade liberate da catene
E di regine bruciate sul fuoco
Gocce d'acqua inquinata lavano le ali dell'angelo in catene
Bambini straziati grideranno il suo nome
Luci strane e deformanti
Una ragazza dal seno abbondante balla in mezzo alla pista
Non sono due seni che si muovono
Sono sfere di cristallo di una vecchia strega
Nelle quali si possono vedere i nostri passati di bambini e i nostri futuri di anziani pervertiti
Sono due fari abbaglianti che l'uomo vorrebbe coprire e stringere non per passione ma per paura di rimanerne accecato
Sono i pesi di una colpa mai commessa che la donna deve portare, uno per se e uno per l'uomo.
Ti benedico figliola
Perché non conosci l'importanza che stai assumendo
Sei il centro della festa ma non lo sai
Non smettere di ballare o perderai la luminosità e il seno rimarrà cadente per sempre
Rido appena posso
Rido come se fossi il padrone dell'ultimo anello che rende invisibili
Rido delle bocche volgari
E delle digestioni silenziose
Rido degli altari e di patetiche parole destinate a svanire
Grande delizia il timbro dell'ubriaco di turno
Roco
Blasfemo
Ruvido come sabbia incantata e dimenticata
Sincerità, ironia e fustigazione
Una festa
Parigi dalle grandi speranze
Dona tutte le tue paure a un violino ubriaco
Parigi vuoi essere magnifica ma la tua strada è sola e sporca
Solitudine è l'essenza e non la maschera
La maschera gioca con note che non vogliono vivere
Vorrei dargli l'anello e farlo sparire
Così potrà piangere finchè vorrà
E rimanere aggrappato a quel seno per non precipitare
Invece stasera cadrai come poche volte nella tua vita e li rimarrai
Ma guarda attentamente sotto di te
La terra rimane ferma e impassibile
Sentine la forza e, se non ti rialzerai, sarai al sicuro
Più in basso c'è solo la tomba
Quando sei distrutto sei una larva che ha trovato il suo habitat
Un naufrago che ha trovato la terra
Terra con dei confini
Isola per coraggiosi
Isola in una festa
Povero naufrago tramortito
Domani sarai di nuovo in un mare di vita e ci starai male
Qualcuna dopo stasera potrà scrivere qualche riga:
"Caro diario sono infelice
Caro diario sono infelice"
"La sofferenza è inutile" diceva Miller "ma bisogna soffrire per capirlo"
no, non ridevo di te
ridevo perché non so sorridere
Un giorno le acque si apriranno di nuovo e un'enorme bocca sorriderà senza più inibizioni
Manderà un bacio al cielo stellato
Bacerà Dio sulla bocca
La ragazza si sarà già innamorata di qualcun altro
La danzatrice avrà ripreso il suo ritmo
Non riderò più ma starò a guardare
Per una volta sarà l'azione a soccombere
Chi la vincerà?
Sarà l'avventura che trova lo scrigno
E il tesoro è una mappa
Il tesoro è il punto di partenza
L'adesione a se stessi
E' il guscio più duro che protegge il niente
E' il seme della vita che passa dal fiore alla tigre
E' la vita che arriva all'uomo
E si scopre fallimentare
Lo sbaglio nell'evoluzione ha creato un dramma
Senza futuro
Non riderò più ma starò a guardare
Per una volta sarà l'azione a soccombere
Chi la vincerà?
Il cinismo? L'Io? La sincerità? La serenità?
Tutto questo e anche altro
Tutto quello cioè che può apprezzare
Fino in fondo
Un sorriso
Favola della notte
Dietro un velo di immagini e noia
è ancora poesia
sono si nuovo stanco
stanco di ascoltare il fluido che di notte
lava i miei sogni
stanco di ascoltare lamenti e preghiere di uomini
donne e bambini falliti in partenza
senza averne coscienza
fallito
quest'uomo è un fallito
quest'uomo è un perdente
io sono un perdente
e come un guerriero germanico che invoca il Walhalla
aspetto l'avvento di Walkirie ninfomani drogate e bisessuali
che mi portino al reale
cerco il mistero di ogni certezza
e ucciderò ancora
morale
morale e saggezza e tutto ciò che è superfluo
vorrei una mano che dipinga squallore
coi nervi della mia anima
vorrei una voce che dentro al mio corpo
urli e disegni la parola follia
Falena
In un cielo di stelle
Sulle mie speranze appari
Rendi ogni cosa
Rendi ogni attimo
Più piacevole e vero
Tu
Cerchi nel profondo
Senza trovare
Cerchi nell'Olimpo
Senza ammirare
E aspetti
Febbricitante
Nella paura del vuoto
Senza pietà per ciò che ci riguarda
E aspetti
Bandiera del vago
Una tomba scarlatta
Colore del dopo
Che esce trionfante dal lago dei morti
Bandiera di tutto
Del niente
Del vuoto
E aspetti
Aspetti questa notte
Aspetti in questa notte
Piena di vino
Piena di tormento
Nelle velleità dell'amore
Nell'unione ipocrita delle più
Alte
Infami
Finzioni
E aspetti
Desiderando la nascita
Di un tuo nuovo
Gioire
Chiudi la porta dietro di te
Fai in modo di non toccare
Quel mondo
Che non riesci a capire
Rami nella notte fingono sulle loro vere origini
Mascherati da vampiri aspettano prede
Rami nella notte solleveranno corde e colli spezzati
Grida fanciulla, è giunto il tramonto
E si vedrebbero ghigni
Disegnarsi sulla foresta
Se la luna non stesse guardando da tutt'altra parte
Rami nella notte fingono sulle loro vere origini
Mascherati da vampiri aspettano prede
Rami nella notte solleveranno corde e colli spezzati
Grida fanciulla, è giunto il tramonto
E si vedrebbero ghigni
Disegnarsi sulla foresta
Se la luna non stesse guardando da tutt'altra parte
La festa è finita
La gemma del tempo è pesante
Me ne andrò fra non molto
Giullare di corte
Ricorda te stesso al tramonto
Si ruppe ogni figura allora sfuocata
Labbra di fuoco ne sussurrano
Il ricordo
Bruciature sulla pelle
Creano un'opera d'arte
In fondo realista
Prendi ora il nuovo corso
Sia esso sincero o fasullo
Perché ogni terra fecondata
Darà frutti
Giullare di corte
La folla ti aspetta
"Raccontami una favola, purché finisca bene"
Il pensiero ha i suoi fiumi e i suoi corsi
Lasciatelo libero e ve ne fare ammirare i segreti
"dormirò sulla tua favola"
Respiri già adagio
Hai lasciato la stanza della solitudine per stare con me
Non hai neanche esitato e per questo te la racconterò
E' la favola di un bambino illuso di crescere
Pieno di sogni e speranze
Lusingato dal mondo e dalle sue conquiste
E' la storia, rovesciata, della salvezza
Le fate non sono le solite
Sono le streghe bruciate sui roghi della Santa Inquisizione
Per la loro bellezza
Il principe non è invincibile
E' cresciuto e ha imparato a soffrire
E' un debole perché è ricco e lo è sempre stato
Il cavallo bianco fuggirà e lo lascerà da solo contro la forza del vento
E' il barbaro centauro dalla pelle bruciata che vorrà dominare
Ucciderà il principe bambino
E trasformerà canto di donna
in un ansimare volgare
il centauro non verrà sovrastato da una moltitudine di bibbie
perché questa è una favola a lieto fine
ma correrà
come un cavallo nero
potente e imperioso verso i fiumi
e da li tornerà nei pensieri
fuori si vede già la nuova luce del giorno
l'alba
alcune volte
è qualcosa di nuovo
stai già dormendo
so che non hai ascoltato
ti sei addormentata subito
perché per te non era importante
ma ti perdono perché non mi interessi
non saprai e non capirai
perché me ne vado
come sempre
come con tutte
senza rumore
ti farà piacere e questo mi basta
è una lunga finzione senza mai fine
senza poesia
Ti regalo la favola che non riesco a creare
Grigia e rossa d'inedia
Stanca di essere solo una sera
Stanca di essere solo guardata
Ti voglio donare
Una brezza marina e il forte sapore dell'erba
Un petalo di rosa per ogni tua crisi
E una piccola favola come omaggio a una donna
Mi hai insegnato il silenzio
Mentre guardavo il tuo drago tatuato hai colpito
Mi hai insegnato ciò che già sapevo
Ma che non avevo mai visto
Sei stata maestra da subito
E brucerò la croce che ti ha condizionata
Il vino sarà vino e non sarà più sangue
Naufrago tra la folla
Lo chiamano il poeta
Ma è solo un germe vivente
Travolto dalla nausea,
che invoca un sosia morente
vive in un vecchio palazzo
e si nutre con la fame
degli inquilini passati
è uno sporco poeta bohémien
e comincia la sua giornata
con vino e fette d'angoscia,
ciò che gli avanza lo lascia per sempre
Cade spesso, naufraga
E rimane ad ascoltare i versi e i rumori
Che fanno gli gnomi
Quando si accoppiano
Parla di tutto
Senza badare all'eco del vino
Versato alla festa
E' il poeta
E fu poeta da quando si accorse
Di un'ombra fasulla
Lo chiamano il poeta
Ma è solo un germe...
E' troppo presto per vivere
Forse un giorno forse qualcuna, forse un'immagine
Potrà permettersi il lusso di vivere solo certi momenti
E dormire il resto del tempo
Non sprecherà desideri o erezioni
E comunque
Non sprecherà la sua forza
Ma non a quest'ora
Dopo la tempesta
Non dopo il naufragio
Non a quest'ora
Quando la farsa non è ancora iniziata
Quando tutto è ancora in embrione
Mi alzerò più tardi
E' troppo presto per vivere
Larve umane desiderano uscire dall'incubo
Spengono ogni luce che possa loro ferire la vista
E aspettano un amo divino che squarci loro le viscere
Forse un giorno, forse qualcuna, forse un'immagine
Mi sveglierà e mi indicherà la strada
Se non sarò troppo stanco la inizierò
Ora, attaccato al cuscino,
mi sembra di potermi salvare e raggiungere la riva
questa riva non ha ancora un nome
